Архив рубрики: i sonetti

Shakespeare in Music: Tikhon Khrennikov and Alla Pugacheva — Sonnet no. 40

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Shakespeare in Music: Mikael Tariverdiev — Sonnet

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Shakespeare in Music: Alla Pugacheva — Sonnet no. 90

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Shakespeare in Music: Evgeny Gramenitsky — Sonnet no. 8 in Russian

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Sonetto 154

Un dì che il piccol dio d’Amore addormentato,
avea deposto accanto la torcia che i cuori infiamma,
parecchie ninfe che a castità s’eran votate
s’accostarono danzando; con virginea mano

la più bella delle caste s’impossessò del fuoco
che tante legioni di puri cuori avea scaldato;
e così il gran sovrano di passioni ardenti
fu mentre dormiva da vergin mano disarmato.

Ella spense la torcia in una vicina fredda fonte
che dal fuoco dell’Amore prese perpetuo ardore,
diventando un bagno e salutar rimedio
per uomini malati; ma io, della mia donna schiavo

là per guarire andai e solo questo posso dire:
fuoco d’Amor acqua riscalda, acqua non raffredda Amore.

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Sonetto 153

Cupido depose la sua torcia e s’addormentò:
una ninfa di Diana approfittò di quel momento
e la sua fiamma che accende i cuori rapida immerse
in una fredda fonte di quel luogo:

da quel sacro fuoco d’amor la fonte attinse
un vivo eterno calore, inestinguibile,
e divenne un fervente bagno che ancor oggi si dice
essere rimedio sovrano per strane malattie.

Ma riaccesa quella torcia all’occhio della mia donna,
il fanciullo per provarla volle toccarmi il petto:
sofferente, io cercai il sollievo di quel bagno
ed ivi mi affrettai, distrutto e disperato.

Ma non trovai rimedio: il bagno che può aiutarmi
è l’occhio della donna ove Cupido riaccese il fuoco.

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Sonetto 152

Tu sai che son spergiuro quando t’amo,
ma tu lo sei due volte quando mi giuri amore:
hai violato talamo nuziale e tradito nuovo credo,
giurando nuovo odio a un riconciliato amore.

Ma perché dovrei accusarti di due voti infranti
quando io ne rompo venti? Io sono più spergiuro
perché ogni voto mio è giuramento che t’inganna
e in te si è ormai distrutta ogni mia onesta fede.

Ho fatto sublimi giuramenti sulla tua bontà sublime,
giuramenti sul tuo amore, la tua onestà e costanza
e per darti luce, la spensi dai miei occhi
oppure li costrinsi a spergiurar se stessi:

perché ti ho giurato bella: io sono più spergiuro
per giurare contro il vero tal sordida menzogna.

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Sonetto 151

Amor è troppo giovane per capir che sia coscienza
eppure chi non sa che ha vita dall’amore?
Quindi amabile intrigante, non m’accusare troppo
nel dubbio ch’io ti provi colpa dei miei errori.

Perché se tu m’inganni, abbandono anch’io
all’inganno volgar dei sensi il nobile mio spirito;
l’anima sussurra al corpo che in amor
potrà trionfare: la carne altro dir non ode,

e levandosi al tuo nome indica solo te
sua trionfante preda. Fiera di tal successo,
s’appaga diventando il misero tuo schiavo,
forte alle tue voglie, al tuo fianco prono.

Non manca di coscienza che io la chiami «amore»
perché è colpa del suo amore se io mi ergo e cado.

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Sonetto 150

Da quale forza attingi questo tuo potere
di reggere il mio cuore con le tue miserie?
Perché devo creder falsa la mia vera vista,
e giurar che non è luce a illuminare il giorno?

Da dove attingi il dono di aggraziare il male
tanto che nelle tue azioni anche le più perverse
vi è tale potenza e tale sottil destrezza
che in mente mia il tuo peggio ogni ben soverchia?

Chi ti ha insegnato come far ch’io più ti ami
quanto più sento e vedo giuste ragioni d’odio?
Ma se io amo quel che ogni altro aborre
non dileggiar con altri questo mio triste stato.

Se tanta indegnità ridestò in me l’amore,
tanto più io son degno d’esser da te riamato.

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Sonetto 149

O crudele, come puoi dire che non t’amo
se sempre a mio sfavore prendo le tue parti?
Non penso forse a te, o tiranna ingrata,
quando per causa tua dimentico me stesso?

Chiamo forse amico qualcuno che ti odia
o lusingo forse chi tu guardi con disdegno?
No, se il tuo sguardo mi minaccia, non volgo forse a me
quel desiderio di vendetta con sùbiti lamenti?

Quale merito potrei trovare in me
tanto superbo da disdegnare di servirti,
quando il meglio di me stesso adora le tue miserie
solo dominato da un cenno dei tuoi occhi?

Ma odia sempre, amore, ora conosco il tuo pensiero:
tu ami chi può vederti, ed io sono cieco.

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